Il Manifesto on Rousseau

The Italian newspaper Il Manifesto has recently published an article based on an academic paper I am going to be presenting at the Conference for E-Democracy and E-Government (CeDEM17) on May 17-19 at Danube University Krems, Austria. The paper is titled Direct Parliamentarianism: An Analysis of the Political Values Embedded in Rousseau, the “Operating System” of the Five Star Movement.

Il Manifesto’d article highlights the most critical passages of my paper, in particular the ones in which I argue that in separating deliberation from decision-making Rousseau does not allow for the internal debates that would allow for the formation of dissenting and potentially antagonistic points of view within the Five Star Movement.

At the same time, I want to underscore that a platform like Rousseau allows for a shift in the function of public opinion from that of judging the work of elected representatives (what Pierre Rosanvallon would call the counter-democratic power of the citizens) to a reflection on the emerging forms that the relationship between the governed and the government could take via the Internet. In other words, if Rousseau allows elected representatives to crowdsource their own bills of law, and leaves M5S members with almost no collective agency, it also allows the public to discuss what a non-asymmetric form of collaborative governance could look like.

Piattaforma Rousseau, il trucco del consenso

Di Giuliano Santoro (05.04.2017)

Movimento 5 Stelle. Intervista all’esperto, Marco Deseriis. «Dato che il voto è segreto, non c’è modo di verificare la sua affidabilità. Il modello, poi, non consente lo scambio di opinioni tra gli attivisti, riducendo così l’approfondimento|

Davide Casaleggio

Il «modello Rousseau» evocato ieri dai grillini a proposito della delibera di modifica dello Statuto di Roma Capitale annunciata dalla maggioranza pentastellata rimanda a quello che loro stessi definiscono come «il sistema operativo del Movimento». Si tratta della piattaforma lanciata da Davide Casaleggio all’indomani della scomparsa di suo padre Gianroberto.

Del funzionamento di Rousseau sta occupandosi Marco Deseriis che insegna Media and Screen Studies alla Northeastern University di Boston. Lo studio di Deseriis tiene insieme  l’analisi politica dei meccanismi di potere e quella più tecnica dei sistemi informatici.  Se ne evince che i rapporti di forza disegnati da Rousseau, attraverso un singolare mix di partecipazione diretta e centralità dei vertici, costruiscono quella che Deseriis definisce «relazione asimmetrica» tra rappresentanti e rappresentati. Detto in altri termini, Rousseau è concepito in maniera tale da minimizzare l’impatto dei conflitti tra chi governa e chi sta fuori dai palazzi.

Nella fattispecie, sintetizziamo, è molto difficile che utilizzando Rousseau si registrino contrasti tra la base del M5S e la sua rappresentanza politica, i cosiddetti «portavoce» nelle istituzioni. «I processi di scrittura delle leggi – argomenta Deseriis a questo proposito – comportano una serie di attività (come l’acquisizione di conoscenze specifiche, il dare priorità ad alcuni temi, la creazione di alleanze tattiche con altre forze politiche) che da Rousseau sono strategicamente lasciate fuori». Basti guardare ai forum di discussione, che sono disegnati, sostiene ancora lo studioso, «in modo da consentire uno scambio di opinioni tra iscritti e rappresentanti (che hanno diritto di replica), ma non tra gli attivisti stessi». Si noti bene, aggiungiamo noi: al centro della prossima svolta, annunciata più volte dagli stessi vertici grillini, c’è proprio il ridimensionamento del ruolo dei MeetUp, i forum online dai quali prese le mosse il M5S degli albori e che non hanno ancora trovato una collocazione nella gerarchia della piattaforma di Casaleggio.

Deseriis nota poi che il codice sorgente di Rousseau non è aperto, ma è stato sviluppato dalla Casaleggio Associati. La quale detiene l’accesso esclusivo al database di tutti i votanti (135 mila, fino a qualche mese fa) così come delle loro preferenze. «Dunque – spiega il ricercatore – dato che su Rousseau il voto è segreto, non c’è modo di verificare la sua affidabilità sia dal punto di vista dell’architettura informatica che da quello della possibile manipolazione del database». La differenza con piattaforme come LiquidFeedback, Loomio e DemocracyOS, utilizzata dal Partito Pirata in Germania, da Podemos in Spagna, o dal Partido de la Red in Argentina è che queste rendono visibili le scelte di ogni elettore in modo da verificare la correttezza dell’esito finale della consultazione.

Un sistema non esente da difetti come Liquid Feedback, inoltre, si concentra sulla scrittura delle proposte di legge, scomponendo questo processo in quattro fasi (ammissione, discussione, suggerimenti e voto) che corrispondono a quelle in uso nelle sedi deliberative in modo da aiutare l’approfondimento e la discussione.

Nella logica di Rousseau invece si sacrificano le interazioni tra utenti. L’azione collettiva così perde centralità: è soprattutto il voto lo strumento tramite il quale chi aderisce al M5S può contribuire alla formazione della «volontà generale», per utilizzare la nota espressione del filosofo Jean-Jacques Rousseau dal quale la piattaforma prende il nome.

https://ilmanifesto.it/piattaforma-rousseau-il-trucco-del-consenso/

 

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